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LA LIBRERIA CONSIGLIA CONSIGLI DEI LETTORI BIBLIOGRAFIE

Il bello di una libreria è anche lo scambio di opinioni tra lettori.

Abbiamo provato a riproporre questi "colloqui" sul nostro sito, dove è possibile a chiunque segnalare un libro particolarmente apprezzato o visionare i consigli degli altri per conoscere nuovi mondi letterari.

Naturalmente sarà nostra cura fare in modo che i libri segnalati (e ancora in catalogo) siano disponibili in libreria!

Categorie dei libri consigliati
  • Altro (19)
  • Da NON leggere (20)
  • Per chi ama il brivido (15)
  • Per chi ama immergersi in altre epoche (16)
  • Per chi ama la tavola (16)
  • Per chi ama le storie impossibili (15)
  • Per chi apprezza l'arte (16)
  • Per chi cerca l'illuminazione (9)
  • Per chi sa apprezzare la buona letteratura (19)
  • Per chi sta crescendo (12)
  • Per chi sta dalla parte dell'altro (16)
  • Per chi vuole conoscere altri popoli (22)
  • Per chi vuole ridere (14)
  • Per chi vuole saperne di piů (13)
  • Per chi vuole svagarsi (15)
  • Per i piccoli lettori (17)
  • Per lettori curiosi e onnivori (13)
  • Recensiti sulla Newsletter nella rubrica e-letti (28)
      5ixNMJ5uo (1)
      7vONNeXw (1)
      98Mzuddew8 (1)
      Buio d'amore (1)
      
    di Marco Vichi 
    Cercare l’amore, anche quando senti che la cosa migliore da fare sia “andarsi a fare una birra da Pierre”. “…Ti tiri su la cerniera e senti salire addosso un formicolio d’ansia. Sai bene che stai facendo qualcosa che è molto meglio non fare…Capita spesso di fare qualcosa sapendo che non va fatta. Ma il cuore prendere a battere forte, lo senti dappertutto, soprattutto in fondo alla gola… Così fai un bel respiro e t’infili nell’atrio e sali la spirale delle scale contando i piani e pensi ai suoi due occhi neri che brillavano anche nel buio. Metti l’orecchio alla porta, senti ridere. No, non dovevi venire qui…Ma la porta si apre e lei appare con un lenzuolo avvolto intorno alle spalle…e t’accorgi che non è sola…”. Era meglio andarsi a fare una birra da Pierre. Nessuna di queste storie si conclude in modo canonico. Quelle descritte da Marco Vichi, sono struggenti racconti d’amore. Strani. Molto strani, che viaggiano ad un alto livello di complicata comprensione. I protagonisti, si cercano, si perdono, si allontanano. Come poter comprendere la richiesta di svelare una segreta storia d’amore dopo che uno dei due, non c’è più ma che prima di morire, invita la sua compagna a comunicare a tre persone, il loro amore segreto, solo perché “…l’idea che se muoio nessuno saprà mai che esisti mi fa orrore…”. Ce ne vuole per capire. Come spiegare la ricerca disperata di un uomo, che dopo aver percorso migliaia di chilometri per cercare il suo amore sparito nel nulla, ormai esausto dalle ricerche vane, tornato nella sua città, infilando la chiave nella serratura della propria abitazione, si accorge che mancano le mandate di sicurezza. La trova lì, la sua vecchia donna, tornata a prendersi il piumino “… Non sarebbe male se dicessi qualcosa, ma non mi viene in mente niente. Lei ha finito. Con la borsa in mano esce dalla stanza, e io le vado dietro…Mi dice ciao, apre la porta e la richiude dietro di sé…lei è uscita, se n’è andata. Prima stavamo insieme, ora non più, ecco tutto…”. Disarmante. Si legge tutto d’un fiato questo libro. I nove racconti, rapiscono l’attenzione e ci trascinano all’ultima frase, ci catapultano al termine della storia. E ci si sente emozionati di questa inaspettata partecipazione, quasi questi mondi così impossibili, riuscissero a sfiorare delicatamente, ”sotterrati” nervi scoperti, che pensiamo appartenere al mondo dei sogni, o del nostro impossibile. Ci si immedesima invece, in queste “strane” storie, tanto la loro follia, riesca a parlare di noi. Delle nostre attese, delle nostre speranze. “…Il magnifico castello che avevo costruito mi è crollato sulla testa. Era giusto così. I castelli si fanno con le pietre, non con la fantasia. Ma le speranze dell’uomo non muoiono mai e un attimo dopo ho pensato che mi stavo sbagliando. La fine del temporale significava soltanto che saremmo usciti da quella cabina. Il resto era tutto da scrivere. Il castello era di nuovo in piedi, ma solo per poco…”. …Nove racconti d’amore. Una sorta di inquietante, inatteso e divertente “diario intimo” che parla al nostro pudore, ai nostri segreti, li interroga, esplora i tanti aspetti dell’essere in due, del cercarsi, del desiderarsi e del perdersi... “…Quella donna mi piaceva, mi piaceva moltissimo. Potevo innamorarmi di lei come di nessuna. Mi piacevano i suoi occhi, le sue orecchie, la forma della testa, delle narici, mi piacevano le sue mani, i suoi incisivi leggermente irregolari, le pieghe minuscole che apparivano ai lati della bocca quando sorrideva, le sue scarpe nere tutte bagnate. Osservavo ogni particolare e mi piaceva tutto. Mi sentivo tristissimo. Prima o poi la pioggia avrebbe smesso di cadere, e le nostre strade si sarebbero divise. Non ci saremmo rivisti mai più…”. Questi racconti ci fanno riflettere anche sulle perdite, perché alcune volte si vuole forzare la realtà, farla accomodare nei nostri ristretti, bui, scomodi salotti, vorremmo ricondurla unicamente alla nostra volontà, incasellarla dentro la nostra immaginazione. Farla rientrare dentro la nostra logica. Ma si può avere a che fare con un’altra volontà, con un altra visione del mondo. Guai non tenerne conto. “… A metà di una rampa mi svegliai e mi bloccai sulle gambe. Che idiota. Quanto tempo dovevo metterci per capire? Non c’era nessuna gemella. Tutina bianca era Gianna, esisteva solo lei. Mi detti un pugno sulla testa e me ne andai…”. Gli amori a volte possono essere impossibili. Un senso di sconfortante realismo ci assale al termine della lettura di questo libro, quasi che il riporlo, allineandolo agli altri nello scaffale della libreria, significasse abbandonare un sogno per ritornare bruscamente nel quotidiano. Allora chissà verrebbe voglia di farlo leggere a qualcun altro nella speranza di non interrompere quel dialogo intimo che si instaura tra la pagina scritta e chi legge.
     Vincenzo Abbate -
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